giovedì, Febbraio 29 2024

Il Calcio Storico Fiorentino

«Ci stanno Attaccando!!!»

«Non importa….ADESSO SI GIOCA!!» 

Il Calcio Storico Fiorentino è “una disciplina sportiva” tradizionale della città di Firenze le cui origini remotissime vanno ricercate prima dai Greci e poi dai Latini.

Le prime notizie di un’attività ludica esercitata con una palla si hanno nei poemi omerici. I Greci, infatti, praticavano un gioco chiamato “Sferomachia” nel quale due gruppi di giocatori, contendendosi accanitamente la palla, offrivano uno spettacolo nettamente agonistico.

Con il susseguirsi degli anni il gioco fu adottato dai legionari Romani, i quali applicando poche ma precise regole, lo trasformarono in un vero e proprio metodo d’allenamento per guerrieri: l’Harpastum, letteralmente “strappare a forza”. La competizione aveva carattere virile ed aspro: zuffe, lotte serrate e continui corpo a corpo, tutto per il possesso della palla, avevano la capacità di temprare lo spirito e di sviluppare il fisico dei giocatori.

E proprio l’Harpastum, radicato nel costume di vita dei romani, venne “esportato” in terra toscana sicuramente da quei legionari che stanziarono nella “colonia Florentia” da loro fondata. 

A Florentia l’antico gioco romano cambiò anche il nome, che da “arpasto” divenne “calcio” e con il nome anche alcune regole fondamentali. Si mantenne però inalterata la disposizione in campo dei giocatori derivante dallo schieramento nell’ordine di battaglia dell’unità tattica dell’esercito romano, suddivisa in quattro linee orizzontali parallele (via via sempre più rade);

  • i Veliti (fanti armati alla leggera e perciò molto veloci);
  • gli Astati (armati di lancia);
  • i Principi (componenti la fanteria pesante);
  • i Triari che rappresentavano l’ultima riga di difesa o di attacco. 

Tali linee furono esattamente mantenute nello schieramento del Calcio Fiorentino dagli “Innanzi o Corridori” (in numero di quindici – attaccanti), dagli “Sconciatori” (cinque – mediani) chiamati così perché spintonavano con risolutezza gli avversari per frenarne l’impeto, dai “Datori Innanzi” (tre – terzini) e dai “Datori Indietro” (quattro – portieri) che poi erano gli estremi difensori i quali dovevano respingere e bloccare il pallone scagliato nell’intento di segnare la “caccia” vincente.

Il calcio veniva praticato a Firenze quotidianamente e in maniera estemporanea da tutta la gioventù direttamente per le vie o nelle piazze, con palle e palloni fatti a mano. Con il passare del tempo il gioco, si caratterizzò nella modalità competitiva (non molto dissimile dall’attuale) che vide l’affermarsi di partite “organizzate”, particolarmente sontuose e curate nella messa in scena, giocate esclusivamente da nobili cittadini, tra i quali i Medici ebbero un ruolo dominante specialmente con Francesco I. Per queste partite, da definirsi di élite, venivano indossate dai nobili calcianti sfarzose “livree” e scelte, quali terreni di gioco, le piazze più significative della città.

Il gioco del calcio era diventato talmente popolare che nel gennaio del 1490, trovandosi l’Arno completamente ghiacciato, fu su di esso delimitato un campo e giocate alcune partite.

Da notare che le partite, proprio perché richiedevano un forte dispendio di energie, venivano organizzate solitamente nel periodo del Carnevale.

Con queste caratteristiche il calcio durò fino all’estinzione della dinastia medicea nel 1737. Le ultime due partite “in livrea” furono organizzate nel febbraio del 1739 dall’aristocrazia fiorentina per far festa ai nuovi sovrani della dinastia lorenese. Ma proprio l’avvento dei Lorena coincise con la repentina decadenza del “gioco in livrea” tanto da provocarne l’interruzione, seguita più tardi, sia pure con graduale affievolimento, da quella del gioco popolare.

Ci furono due riprese in tempi relativamente recenti: nel 1898, quando i calcianti rossi e azzurri disputarono una partita allo sferisterio delle Cascine alla presenza dei regnanti d’Italia Umberto I e Margherita di Savoia e nel 1902 in occasione dei festeggiamenti organizzati in onore di Paolo Toscanelli dal Pozzo e Amerigo, in piazza Santa Maria Novella.

Ma la partita che diede il via alla rinascita del gioco nel XX secolo si giocò il 4 maggio del 1930 quando, per la ricorrenza del quarto centenario dall’Assedio di Firenze e per onorare la memoria e le virtù del valoroso condottiero fiorentino, Francesco Ferrucci, su iniziativa del gerarca fascista Alessandro Pavolini, venne organizzato il primo torneo tra i quartieri della città con i costumi storici del XVI secolo, rievocando così la più famosa partita disputatasi il 17 febbraio del 1530. Proprio in quella data, Piazza di Santa Croce a Firenze divenne teatro di una delle più importanti sfide lanciate dalla Repubblica fiorentina all’imperatore Carlo V, in quanto la popolazione, assediata oramai da molti mesi dalle truppe imperiali, decise noncurante di cimentarsi in una partita di “Calcio in Livrea”, dando così l’impressione di non considerare l’esercito dell’Impero degno di attenzione.

Da allora il Calcio fiorentino è andato riaffermandosi fino a divenire con gli anni la manifestazione storica più importante di Firenze.

 

Il Torneo che si gioca ai nostri tempi si svolge in tre partite, nel mese di giugno, due eliminatorie e una finale, in occasione degli annuali festeggiamenti di San Giovanni, santo patrono della città (24 Giugno). I quattro quartieri storici della città: i “Bianchi” di Santo Spirito, gli “Azzurri” di Santa Croce, i “Rossi” di Santa Maria Novella e i “Verdi” di San Giovanni, diventano i protagonisti di dure ed esaltanti sfide. Com’è noto, nessuna venale paga monetaria viene corrisposta agli atleti. Niente di mercenario in questa battaglia combattuta solo per far vincere i colori del proprio quartiere. Unico compenso, la vitella di razza Chianina, o meglio bistecche ad essa equivalenti da consumarsi in un banchetto finale.

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